martedì 8 maggio 2012

La Francia grida al cambiamento, noi urliamo "Forza Juve"


7/05/2012

Mentre in Francia la gente è per le strade a festeggiare la vittoria elettorale di Hollande su Sarkozy, in Italia,  le piazze si sono riempite per la vittoria della Juve.
Ieri i francesi, con tanto di bandiere, gioivano per le strade e per le piazze (prima fra tutte Rue de Solferino, sede storica del partito socialista) cantando “Sarkò c’est finì”, per non parlare della festa in piazza della Bastiglia, gremita di giovani che sventolavano il tricolore.
Queste immagini mi ricordano l’America nei momenti successivi alle elezioni presidenziali che portarono Obama alla Casa Bianca. La fine dell’era Bush fu un trionfo per la “minoranza” afroamericana, e non solo. I video delle celebrazioni in piazza sono facilmente reperibili sul web.
Quello che colpisce, vedendoli, è percepire un senso di vera e sentita partecipazione. La vittoria di Hollande (e di Obama, nel 2008) è la vittoria di tutti loro, di quelli che sono scesi in piazza con bandiere e trombe e di quelli che invece, più privatamente, hanno gioito in cuor loro.
Ma questo sentimento di genuina felicità è assolutamente estraneo al nostro scenario politico, ricorda invece, più o meno vagamente, quello calcistico.
Già perché mentre i nostri vicini d’oltralpe celebravano il cambiamento rivolto a “crescita e austerità in Europa”, noi dov’eravamo?
Ieri e oggi sono giorni di votazione per le comunali. L’affluenza è in netto calo.
Il seggio elettorale della mia circoscrizione è una scuola a poche centinaia di metri dello stadio, andando a votare mi sono scontrato con il flusso di tifosi che se ne andava.
La scuola era praticamente vuota, rendendo le operazioni di voto molto più veloci. Pochi i giovani, per lo più scrutatori, e molti gli anziani.
Fuori, qualche decina di metri dallo stadio, i giovani urlavano cori da stadio contro la polizia, giunta in abbondanza in assetto antisommossa per l’abituale partita domenicale del Como. Ecco dov’era, il futuro dell’Italia.
La sera, le immagini alla televisione dei giovani francesi, tutta un’altra storia. Mi dico che la politica lassù è diversa da quella qui, e va bene anche così. Abbiamo perso quel senso di appartenenza e di senso comune che dovrebbe essere la Politica, non solo per colpa nostra.
Poi, la Juventus vince lo scudetto.
In un Italia dove la crisi è sempre più nera, dove siamo sommersi dalle tasse, dove la politica dei tecnici fa a pezzi il reddito delle famiglie con il muto consenso della politica “vera”, dove, contemporaneamente, i partiti prendono ingenti somme di denaro pubblico, dove politici corrotti sono al potere da un ventennio, tra tangenti, malavita e caste Cielline, dove i politici che si facevano difensori dei lavoratori del nord contro la politica corrotta vengono scoperti a rubare dai fondi del partito, le strade si sono riempite di macchine e di persone con i colori bianco neri.
Da domani, a parte la battutina al collega milanista, tutto torna alla normalità.
C’è speranza? Non lo so. C’è la forza di voler partecipare. La forza che ho visto negli occhi di una donna in sedia a rotelle che andava a votare al secondo piano, arrivandoci grazie alla rampa elettrica (mi viene in mente l’Articolo 3 della Costituzione “Compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale”).
In Francia hanno avuto il coraggio di credere nel cambiamento, noi, per paura, per pigrizia, per insofferenza o perché ci siamo stancati di affrontare la realtà, ci siamo fermati al risultato della partita di calcio, 2 a 0.

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